Produzioni teatrali - Calambour

I tre atti unici riconducibili al teatro dell'assurdo per un elemento unificante che è l'erosione del linguaggio, portano in scena l'alienazione dell'uomo contemporaneo, l'angoscia, la solitudine e l'impossibilità di comunicazione.
Le situazioni e i dialoghi sfuggono al compito della significazione e la loro forza risiede nel disattendere le aspettative del pubblico: sono ripetitivi, drammatici, privi di connessioni logiche e immersi in un'atmosfera onirica.
L'effetto che si ottiene è tragico e comico al tempo stesso.
L'azione è ridotta al minimo, le vicende sono prive di senso; ogni regola teatrale e convenzione viene meno; ogni certezza di realtà sconvolto.
I personaggi sono immersi in situazioni senza alcun legame con il tempo e lo spazio; essi non sono in grado di procedere verso alcun dove: immobili, contemplano una vita priva di senso.
Alla prigionia della loro esistenza si contrappone la libertà rappresentata dal volo di un gabbiano.
 

"IN ALTO MARE" di Slamovir Mrozek
Una zattera che fluttua alla deriva, tre naufraghi senza via d'uscita, immobili e assorti nei loro ruoli. I viveri sono finiti ed è necessario scegliere chi, con il proprio sacrificio, sfamerà gli altri due. Si innesca da qui una gara al massacro devastante e grottesca, che richiama al comportamento delle odierne democrazie. La zattera diventa un civilissimo e democratico ring dove i "fratelli commensali" fingendosi orfani, indigesti o indispensabili agli altri, conducono la situazione in uno stallo permanente. Due visite inattese riportano la vicenda ad una inevitabile soluzione dove il martire prescelto verrà mangiato "con il proprio consenso interiore".

“IL CARO ESTINTO” di René de Obaldia
Un testo tutto al femminile. Giulia, giovane vedova di Vittorio, e l’amica, la signora De Crampon, evocano insieme “il caro estinto”. Più il discorso e le confidenze avanzano, più la figura di Vittorio si rivela mostruosa e ambigua. La varietà di situazioni ed atmosfere permette la realizzazione di uno spettacolo comicamente esplosivo che oscilla tra leggerezza e gravità, caratteristica del teatro di De Obaldia. Una frase, a volte, basta a farci passare dal riso al pianto, dalla leggerezza, all’angoscia, alla speranza, al pessimismo. Le due attrici, forti della loro potenza espressiva, ci conducono nella vicenda e alla riflessione più o meno severa o rassegnata sulla nostra epoca, ma lo fanno in maniera indiretta; usando il linguaggio ed i meccanismi della follia e della fantasia assolute.

"SCENA A QUATTRO" di Eugene Ionesco
Tre personaggi, tre vasi di fiori, una donna. In questo breve atto unico i personaggi schiavi di un universo di dubbi, disagi, disperazione, si accaniscono gli uni contro gli altri accusandosi reciprocamente con frasi ripetitive che finiscono per diventare suoni senza senso in una sorta di delirio verbale. L'unico elemento che in qualche modo richiama la loro attenzione e che assume la cadenza di un gioco, sono tre vasi di fiori. Ionesco presenta in modo comico e grottesco la società umana come priva di realtà e ne rappresenta gli aspetti empirici solo per mettere in evidenza il nulla che ci sta sotto.

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